angolo poetico

Lucrezio e Catullo sono a pieno titolo coprotagonisti del romanzo, e sono certa che conoscessero realmente Calpurnia, anche se questa è una mia deduzione logica. Infatti Lucrezio frequentò la villa di Lucio Pisone, dove Filodemo di Gadara insegnava filosofia. Impossibile non incontrarsi. golden-hours-1913_prova2Catullo, invece, conosceva Cesare, che fu ospite della sua villa di famiglia, che fu sbeffeggiato e beffeggiò a sua volta, in compagnia del suocero Pisone, peraltro. Ma Catullo era così, si faceva amare anche per l’assoluta mancanza di peli sulla lingua nell’esprimere i suoi pensieri e i suoi sentimenti, in maniera genuina, con il solo filtro dell’eleganza poetica e nessun freno razionale, dettato dalla convenienza o dal pudore.
Mi sono divertita, talvolta, a nascondere citazioni delle loro opere tra i brani… quando non le ho apertamente citate.

Ne farò una carrellata frizzante, mettendo un link al componimento, che ho impaginato tradotto e corredato di immagini. Così, con la scusa di parlare del libro, alla fine parlerò di poesia, incantandomi io per prima!

Ad esempio qui abbiamo un ironico richiamo allo straziante incipit del carme VIII

 

E così un misero Catullo si preparava allo stillicidio, inventava anzitempo battute eleganti e velenose per liquidare la fatua dama che lo avrebbe tediato a morte nel giro di pochi minuti, sbuffava e spostava il peso del corpo da un piede all’altro, lasciando correre gli occhi tra le Nereidi che vorticavano nel mosaico sul pavimento.

 

Qui, invece, oltre al già citato carme VIII, abbiamo un accenno ai componimenti satirici di Catullo, in cui attacca le canaglie che, allora come oggi, infestavano Roma.

 

Ma non riesco e mi tormento. Lei è stata il mio sole: un cielo che ne è privo non ha alcun senso.  […]E poi la notizia della morte di Lucrezio mi ha sconvolto. Roma, senza di lui, non è la stessa.
Non sono mai riuscito ad accettare la morte come parte della natura, non le perdono quella di mio fratello e non gliene perdonerò mai nessuna, anzi! Io la combatterò, a furia di rabbia e di amore, le getterò luce negli occhi e meglio che non si giri di spalle! Come posso perdonare la morte di essersi presa il nostro amico Lucrezio? Era il migliore dei romani. La città è invasa da ometti come tuo padre o paraculi come tuo marito. Lucrezio era un uomo morale, una persona seria e buona. Un fratello maggiore per te e per me.
Spero che i due figuri che menziono sopra non ti facciano patire troppo. Quanto a me, sarò sempre tuo amico e fratello.

 

Io amo Catullo, perché è dolce e travolgente come un giorno di maggio, perché le sue parole uniscono l’ardore del vivere in un unico termine. La magia del latino: Fulsere quondam candidi tibi soles… Soles occidere et redire possunt… Com’è bello il carme VIII? Com’è straziante? Come non innamorarsi di Catullo?
Poi ci sono le citazioni dirette, come quella del carme LXXI , o quella, che io adoro, del carme V.
Ma non voglio togliere a nessuno il gusto e la sorpresa di andare a cogliere le altre, spesso nascoste tra le righe o nelle immagini.

Lucrezio, invece, è fatto di altra pasta ma ha la stessa, profondissima onestà intellettuale e spirituale. Se Catullo quasi se ne nulla, goliardico, sfornato e disperato, Lucrezio la porge dolorosamente, guardandoti negli occhi.

Ad esempio quando pensa all’amore.

Questa è Venere per noi… Haec Venus est nobis… La dea che rappresenta il sentimento più illusorio di tutti, portatore di sofferenza e di turbamenti. È un inganno della natura, sorda alle nostre aspirazioni, un meccanismo tra i tanti per lei. Per noi esseri umani, invece, una tortura che sarebbe meglio evitare, eppure di cui abbiamo bisogno.

Come poteva accettare che ciò toccasse in sorte anche a chi gli era tanto caro? Si alzò, tormentato dall’inquietudine e andò nel cortile.Un brivido gli percorse la schiena: l’aria era gelida, ma secca. 

Eppure sa incantare con immagini di maestosa potenza vitale, nell’incipit del De rerum natura, detto Inno a Venere. C’è questo video meraviglioso su youtube (@Giulia Galdo), che vi invito a vedere per incantarvi.

La magia dell’attrazione gravitazione, di questa legge meccanica così dannatamente poetica, non si perde. Qui mi sono divertita a citarne tra le righe una parte che, per secoli, ha ispirato gli artisti, con l’immortale immagine di Venere e Marte e di tutto ciò che simboleggiano: la pace e la guerra, l’acqua e il fuoco, due pianeti legati nella danza dell’universo a una distanza precisa. Ma su questa mia scelta, vi rimando a un approfondimento dedicato. Se vi interessa il romanzo, ovviamente.

…lei si sedette sul letto.
«E poi?» le chiese Cesare, appoggiandole la testa sulle gambe.
«Poi cosa?»
«Dormivi?»
«No… pensavo» Calpurnia gli sorrideva, accarezzandogli i capelli radi.
«Ovviamente!» scherzò lui. «E a cosa pensavi?»
«Immaginavo il mare. Che mia mamma fosse diventata una ninfa. E poi sognavo di vivere a Schèria, di essere Nausica.»
«È quel che mi sembrasti…» Cesare sussurrò quelle parole sentendo gli occhi chiudersi, vinti dalla pace del momento e dalle premure della moglie. «Come?»
«Quando ti vidi… Nausica…»
«Quindi tu saresti Odisseo? Cesare non sarà certo ricordato per la modestia!» Calpurnia rise sommessamente e, mentre lo faceva, Morfeo celebrò la sua vittoria sugli uomini e sugli dèi.

Alla fine, come a segnare il passaggio di testimone tra due epoche, ho voluto evocare l’atmosfera di chiusura della prima Ecloga di Virgilio, un “notturno”

Le stelle salivano già nella volta celeste come vapori d’argento e le lucerne si spegnevano l’una dopo l’altra al sopraggiungere della notte.

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